Panino al Petrolio

7 08 2008

A scuola ciinsegnano che se i prezzi aumentano i consumi calano. Ci insegnano poi che ci sono prodotti, tipo la benzina, la cui domanda è anelastica, ovvero scende molto poco all’aumento dei prezzi. Ma sono ben pochi quelli che possono immaginare che ad un elevato e costante aumento del prezzo della benzina si possa assistere a un maggior consumo. Il problema del caro benzina, con cui giornalmente dobbiamo fare i conti, risiede nel elevato prezzo del petrolio, da cui la nostra economia dipende fortemente.

Ad ogni nuova valutazione dell’oro nero, gli acquisti delle famiglie italiane registrano delle sostanziali frenate, dovute all’inarrestabile spirale dei rincari. Prendendo come riferimento i beni di prima necessita come quelli alimentari (fortemente dipendenti dalla quotazione del greggio), si nota come nel mese di giugno 2008, l’indice dei prezzi alla produzione dei prodotti agricoli ha registrato un aumento del 4,5%, rispetto a maggio e del 19,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La situazione oltre ad essere critica per chi compra, è ancora peggio per chi vende. Gli ultimi dati della Confederazione Toscana Agricoltori, descrivono l’agricoltura nella nostra regione come un “malato abbastanza grave”. Sono molti i problemi che si trovano quotidianamente a fronteggiare le aziende agricole toscane: dalla minore possibilità di acquisto delle famiglie, agli elevati costi di produzione degli agricoltori, a cominciare dal gasolio che ha avuto aumenti considerevoli. I redditi degli agricoltori toscani sono in picchiata: dal 2000 al 2008 il reddito di ogni agricoltore è diminuito del 18,2%, mentre quello dei colleghi europei è aumentato del 16,2 pur avendo a che fare con le stesse politiche comunitarie.

È chiaro che la situazione non può andare avanti in questo modo. Occorre svincolarci dalla morsa del caro petrolio. E’ necessario trovare valide alternative ai combustibili fossili, da utilizzare oltre che in agricoltura e in tutto il comparto industriale anche per la produzione di energia elettrica. Molti giovani ricercatori stanno portando avanti da anni, senza ricevere la giusta attenzione, studi sui biocombustibili, ma i fondi per la ricerca languono e i risultati stentano ad arrivare. È indispensabile soppiantare il ruolo che il greggio ha nei vari settori produttivi, incentivando la ricerca e il lavoro di molti giovani ricercatori che si impegnano in questo campo.

Per comprendere la dimensione della questione: per 1Kg di farina occorrono 22g di petrolio. Da 1Kg di farina si ricava 1.25Kg di pane. Il consumo procapite/annuo in Italia di pane è di 100Kg, cioè 80Kg di farina a persona, pari a 1 kg e 760 g di petrolio procapite/annuo; che moltiplicati per l’intera popolazione italiana danno 105 milioni di kg di petrolio in un solo anno.

Davide Petrini





Nucleare

16 07 2008

Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha annunciato, nei giorni scorsi, che entro questa legislatura sarà posta la prima pietra per la costruzione nel nostro paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione. Ma per riportare il nucleare in Italia ci vorrà, probabilmente, più tempo e fatica, se davvero si punta a decisioni condivise dalle forze d’opposizione.

La tecnologia nucleare ha, infatti, compiuto considerevoli passi nella direzione della sicurezza e i quasi 160 impianti attivi in Europa dimostrano che con l’atomo si può convivere . La sensibilità degli italiani è cambiata e la contarietà all’atomo per ragioni ideologiche sta lasciando spazio ad atteggiamenti più possibilisti. Certamente l’impennata del prezzo del greggio ha svolto un ruolo determinante nel condizionare le valutazioni e le attese dell’opinione pubblica. Oggi, alcuni tecnici assicurano che possono bastare cinque anni per realizzare una centrale, ma altri specialisti ipotizzano un tempo assai più lungo; mentre non va dimenticato che nel frattempo dovrà essere affrontato e risolto il problema della collocazione delle scorie.