L’Europa che verrà

26 05 2009

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Cosa cambierebbe nell’Unione Europea con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona

Ci stiamo avvicinando alle elezioni europee e qualcosa, già a partire dal 2010, potrebbe definitivamente cambiare nello scenario comunitario. Il Trattato di Lisbona dovrebbe finalmente entrare in vigore, in attesa del nuovo referendum in Irlanda previsto per l’ottobre 2009; la speranza, dopo l’inattesa debacle del 13 giugno 2008, è che stavolta sia il Sì ad imporsi ed a rendere possibile il rilancio del dibattito europeo. Già dopo la vittoria (annunciata, a mio avviso) del No nel referendum franco-olandese sul Trattato Costituzionale nel 2005, si era posto l’accento su alcuni problemi riguardanti il futuro dell’Unione (deficit democratico, sicurezza sociale…). Il Trattato di Lisbona rappresentava e rappresenta tuttora un tentativo di rilanciare il dibattito europeo in modo più blando e meno “rivoluzionario” (si parla infatti di un Trattato e non di Costituzione). Cosa dovrebbe cambiare nell’Unione in caso di vittoria del Sì in Irlanda? Innanzitutto, le innovazioni sarebbero più contenute rispetto a quanto previsto dalla Costituzione Europea. Non c’è, infatti, alcun riferimento ai simboli dell’Unione (bandiera, inno, motto europeo, giornata dell’Europa), né tantomeno la figura del Ministro europeo degli Affari Esteri. Il cambiamento più importante è quello che fa sì che la procedura di codecisione diventi la procedura legislativa ordinaria a livello comunitario (in poche parole, il Parlamento Europeo, rappresentante dei popoli degli Stati Membri, si trova in una posizione paritetica con il Consiglio dei Ministri, rappresentante dei singoli governi, le due istituzioni devono trovarsi assolutamente d’accordo sull’approvare o meno le proposte legislative della Commissione). Inoltre, lo stesso Presidente della Commissione dovrebbe essere eletto tenendo conto dei risultati delle elezioni del Parlamento Europeo. Altra innovazione è quella che istituzionalizza il Consiglio Europeo (da non confondere con il Consiglio dei Ministri), il cui Presidente diventa permanente ed in carica per due anni, ed avrà il ruolo di rappresentare l’Unione Europea all’estero. Quindi, con il Trattato di Lisbona, il Parlamento, l’unica istituzione eletta dai cittadini, risulterebbe ulteriormente rafforzato. Si fa qualche piccolo passo in avanti per risolvere l’annoso problema del deficit democratico dell’Unione. Ma questo non basta, la strada è lunga, tortuosa ed in salita.

L’Unione Europea è ancora percepita come un’istituzione lontana dai cittadini, capace di compiere progressi solo nei suoi aspetti economici e monetari (molti si sono accorti della sua esistenza solo dopo l’avvento dell’Euro). Le decisioni prese a livello comunitario sono viste come meri accordi tra i singoli governi nazionali. Non c’è un’opinione pubblica europea, non esistono quotidiani o canali televisivi comunitari. Nei giornali e telegiornali nazionali (questo in Italia è evidente), le notizie riguardanti l’Unione vengono poste in secondo piano, i governi nazionali spesso vi fanno riferimento quando devono compiere scelte impopolari “Ce l’ha detto l’Europa!”.

I progressi a livello politico e sociale non si vedono, o sono limitati rispetto a quelli fatti in campo economico. Non c’è armonizzazione per quanto concerne le politiche fiscali, le politiche sull’immigrazione o le politiche sociali, non ci sono politiche che garantiscano la sicurezza sociale, non c’è armonizzazione per quanto riguarda le legislazioni sul lavoro o sul salario minimo. Esistono iniziative, dichiarazioni (Strategia Europea per l’Occupazione o il Metodo Aperto di Coordinamento, per fare qualche esempio), che non hanno alcun effetto vincolante sugli Stati Membri. Forse è per questo che il trattato di Lisbona non è ancora stato ratificato dall’Irlanda. Ogni volta che si va a chiedere direttamente ai cittadini cosa ne pensano attraverso i referendum, le opinioni sono spesso negative (Irlanda 2008, Francia e Olanda nel 2005, Danimarca sul trattato di Maastricht nel 1992, Norvegia sull’adesione all’UE…). Non c’è informazione su quanto avviene a Bruxelles, anche se spesso questi esiti referendari negativi rispecchiano problemi e malumori legati alla politica interna. C’è da dire che i cittadini temono di perdere le loro prerogative (soprattutto in termini di sicurezza sociale) e l’Unione ha fatto poco per rassicurarli.

Abbiamo una grande opportunità adesso, abbiamo un’Unione Europea che si estende a tutto il continente. Gli ultimi allargamenti hanno portato un consistente arricchimento in termini di popolazione e culture diverse. In questo momento, sono più che mai necessari dei passi in avanti in campo politico, per realizzare nei fatti e non solo nelle dichiarazioni, quell’Europa “unita nella diversità” che speriamo un giorno di vedere.

Per concludere, il politico polacco e studioso dell’Europa Bronislaw Geremek, parafrasando Massimo D’Azeglio, affermava che “Abbiamo fatto l’Europa, adesso dobbiamo fare gli Europei”. Ci riusciremo un giorno? Il trattato di Lisbona potrebbe essere solo un primo passo verso la meta di un’ Europa democratica, fondata sulla partecipazione e sulla vicinanza ai cittadini, un’Europa, appunto, per gli europei.

 

Iacopo Innocenti    





Riforma Gelmini? No grazie!

8 05 2009

testata“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica” (art.9 della Costituzione italiana). “La scuola è aperta a tutti. […] I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti dello studio.”(art.34 della Costituzione italiana).

Il nostro diritto all’istruzione è garantito da questi due importantissimi articoli della nostra Costituzione, quella stessa che si vuole modificare non per modernizzarla là dove necessario, ma per agevolare solo pochi. Tuttavia questo nostro fondamentale diritto è minato dalla tanto contestata riforma Gelmini. Questa riforma, che nello scorso autunno ha visto scendere in piazza numerosissimi studenti e non solo, prevede il blocco del turn-over nelle università, la privatizzazione delle stesse, la diminuzione del personale nelle scuole, la riduzione dell’obbligo scolastico a quattordici anni,  e, soprattutto, il taglio dei finanziamenti per le scuole di 8 miliardi di euro e per le università e la ricerca di 1 miliardo e 400 mila euro. Le drastiche conseguenze sono evidenti: favori mento della dispersione scolastica, peggioramento della qualità della didattica, riduzione delle strutture e dei servizi agli studenti, diminuzione degli assegni di ricerca e delle stesse attività di ricerca.

Questa riforma (se così si può definire), di cui ormai non si parla più,  conferma una tendenza ormai consolidata in Italia, cioè quella di non investire nell’istruzione. Le passate riforme, infatti, sono sempre avvenute a costo zero, ma quest’ultima riduce persino i finanziamenti, che, invece, sono destinati al salvataggio del sistema bancario che insieme ad altri fattori è stato il motore della crisi economica.

Fondamentalmente è in atto un’opera di smantellamento del sistema di pubblica istruzione italiano: sono in corso, da una parte, il tentativo di far crescere generazioni di ignoranti che sono più facili da influenzare, ma che non portano ricchezza e lustro all’Italia, e, dall’altro, il tentativo di privatizzare l’istruzione concedendola solo a pochi fortunati (o meglio, facoltosi).

Uno Stato veramente moderno dovrebbe invece investire sui suoi giovani, sulla loro cultura, sui loro cervelli, perché senza i giovani, senza gli studiosi, senza i ricercatori non c’è futuro per un Paese. Uno Stato democratico dovrebbe garantire a tutti il diritto allo studio, ma questo non può accadere privatizzando l’istruzione o diminuendo il personale didattico e amministrativo.

Le richieste dei giovani non sono parole vuote o semplici slogan. Dalla parte nostra, dei giovani, c’è il fatto non irrilevante che viviamo la scuola e l’università e che sappiamo come cambiarle. In meglio. Per questo vogliamo essere ascoltati e considerati.

Vogliamo una scuola dove i ragazzi possano restare a studiare il più a lungo possibile per evitare la dispersione scolastica; vogliamo una scuola che valorizzi la professionalità degli insegnanti adeguando gli stipendi in base al merito; vogliamo una scuola e un’università che siano periodicamente  valutate; vogliamo più giovani professori e meno precari; vogliamo concorsi più meritocratici, rapidi e internazionali; vogliamo finanziamenti alla ricerca e all’università con procedure trasparenti e basate sul merito.

Chiediamo, anzi, vogliamo che il nostro diritto all’istruzione sia ancora garantito!  

Ilaria Melara 





Diritti da non dimenticare

7 05 2009

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Mi preme fare una riflessione sui diritti di cui l’uomo gode. L’uomo, in base a quanto stipulato dalla Dichiarazione dei diritti umani, gode di diritti naturali, e diritti sanciti sulla base della sopravvivenza della persona, e definiti appunto personali. I diritti naturali sono: il diritto alla nascita (ad avere nome e cognome), il diritto alla vita, il diritto alla salute,il diritto alla morte. Tra i diritti personali occorre citare  il diritto alla libertà individuale, alla libertà religiosa, il diritto al lavoro, e il diritto alla privacy. In Italia questi diritti sono riconosciuti, oltre che dalla Dichiarazione sopra citata, alla quale l’Italia aderisce in pieno, anche dalla Costituzione. Nello specifico possiamo trovare tali diritti nell’art. 3 che , cito testualmente, dice: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso di razza, di lingua, di religione di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. “

L’italia, come paese civile, garantisce i diritti all’uomo, lo tutela e lo rispetta, qualunque sia il suo pensiero politico, la sua razza, o la sua religione. O meglio, ed è qui la provocazione, garantirebbe tali diritti, perché si ha  come l’impressione che a volte, la costituzione e la Dichiarazione vengano dimenticate, o quantomeno volutamente contrariate. Ci chiediamo se ad oggi, in Italia, esista veramente la pari dignità sociale, e l’eguaglianza di fronte alla legge, o se invece esistono cittadini che sono trattati in un modo di fronte alla legge, ed altri trattati in un modo diverso. Ci chiediamo se la sessualità  sia oggi tema di eguaglianza di diritti, o non lo sia. Ci chiediamo se esista ancora il diritto per un uomo di emigrare in un paese straniero, di essere accolto, di essere rispettato. O se invece è un suo diritto essere discriminato, insultato, emarginato. Mi chiedo se esista il diritto alla salute e ad essere curato, o se è lecito per un medico dover obbligatoriamente denunciare che si fa curare e non è cittadino italiano.

Sia chiaro: una cosa è il reato di clandestinità, e come tale va punito. Una cosa è il diritto alla salute, e va gestito come tale! Ci chiediamo quindi, se ad oggi sia possibile essere veramente liberi ed eguali, e godere degli stessi diritti, o se qualcuno ne debba godere a prescindere, ed altri debbano non goderne mai per la loro religione, il loro colore della pelle, la loro diversità d’opinione. Sia chiaro, l’Italia è un paese fortunato, dove il diritto vige, esiste e viene tutelato, ma dove talvolta viene dimenticato od oltraggiato. Esisteranno sempre persone che disprezzeranno altre persone, o forme di discriminazione, qualsiasi essa sia. Ma fin quando queste forme di maleducazione, per non dire di peggio, restano circoscritte ai singoli individui che se ne rendono colpevoli, la riflessione meritevole è relativa allo stesso soggetto, ma quando è un governo di un paese civile a rendersene protagonista, merita una riflessione più ampia, ed un attenta analisi della situazione.

 Raffaele Totaro





Onda su Onda

6 05 2009

testata1Ottobre è ormai lontano e con esso gli slogan e l’entusiasmo che hanno dato vita a quello straordinario movimento studentesco che con voce unanime e trasversale ha detto “no” alla distruzione del sistema scolastico, “no” alla riforma targata MariaStella Gelmini. L’“Onda”ha coinvolto tutti: destra, sinistra, genitori, ricercatori, professori, offrendo alla tiepida coscienza dell’opinione pubblica italiana un onorevole esempio di società civile partecipe a quanto si consuma nelle silenziose e complici sale del “palazzo”. Nel mese di marzo la protesta è ripartita, gli studenti hanno fatto sentire nuovamente la loro voce, ma questa volta la reazione istituzionale è stata più “decisa”,come testimoniano le cariche della polizia contro i ragazzi dell’ateneo romano della Sapienza (18 marzo) e le parole del ministro Renato Brunetta, il quale avrebbe definito “guerriglieri”coloro che si battono per un diritto sancito dalla nostra carta costituzionale ( articoli 33 e 34 ).

Ciò che ci chiediamo è: possiamo continuare in questa direzione? E’ ovvio che non basta manifestare e alzare la voce più forte, non basta delegare solo all”Onda”il compito di difendere il diritto alla scuola: occorre trasformare le assemblee d’istituto in fecondi centri di dibattito giovanile, ponendo all’ordine del giorno la questione di una sana e partecipata riforma della scuola, occorre aprire forum della cultura nelle piccole realtà locali, coinvolgendo genitori e classe docente, rispondendo alle provocazioni del governo con proposte nuove che partano dalla base della realtà scolastica italiana, senza dimenticare qual è il reale problema che l’affligge, ovvero la proliferazione di nuovi movimenti giovanili neofascisti, fenomeno di cui si sta occupando magistralmente l’Osservatorio sulle nuove destre di Pistoia.

Informazione e coinvolgimento devono essere per noi giovani democratici due imperativi categorici: protestare vuol dire anche parlare, discutere, dibattere, rendendo i giovani nuovamente protagonisti di questa democrazia in crisi e non più solo spettatori passivi di un gioco dal quale sono stati esclusi per troppo tempo. Questo è anche quello che il Circolo Roberto Saviano, frutto della “buona volontà” dei ragazzi di Buggiano ed Uzzano,si propone di fare: dare di nuovo la parola al futuro di questo paese.

Federica Florio





I Giovani Democratici di Quarrata e Pistoia rispondono al Capogruppo di Forza Italia di Quarrata Mario Niccolai

2 04 2009

 

n1316297557_30353141_380607Dieci giorni fa è stato costituito a Quarrata il primo circolo dei Giovani Democratici, vale a dire i giovani che si riconoscono nel PD e nel centrosinistra. Appena uscita la notizia sulla stampa, il capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale (prossimo capogruppo anche della Pdl?) non ha perso tempo, inserendo sul suo blog della Casa della Libertà un attacco, che definire uno “sproloquio” ci pare perfino generoso.

 All’interno delle sue considerazioni da bar (non se la prendano i frequentatori dei bar, spesso più profondi perfino nel commentare le partite alla tv), il sindaco viene assimilato a Dio e i ragazzi ai due ladroni, facendo una considerazione finale per cui i giovani sarebbero manipolati dal sindaco attraverso la sua segretaria. Premesso che sarebbe rispettoso tenere Dio fuori dagli attacchi personalistici (perché di questo si tratta, non certo di “politica”), da credenti ma anche da non credenti, semplicemente come gesto di rispetto; i casi sono due:

 -          Se ci si riferisce al cumulo degli incarichi, rassicuriamo il capogruppo Niccolai che i nostri incarichi nel partito non sono remunerativi. Ebbene sì, si tratta di pura e semplice passione politica di un gruppo di ragazzi che hanno meno di 30 anni e che pensano e sperano di poter dare un contributo giovane e fresco alla politica. Forse questo pensiero è troppo lontano dalle idee di Mario Niccolai o forse è lontano dal partito che lui rappresenta?

-          Se invece si riferisce al fatto che qualcuno possa manovrare le nostre giovani menti, ci sentiamo profondamente offesi perché, per quanto giovani, ci sentiamo perfettamente in grado di pensare e parlare con le nostre teste, all’interno di un partito che fortunatamente ha scelto di aprirsi ai giovani, perché ci ritiene una risorsa per il futuro e non qualcosa da tenere sottocontrollo o ben nascosto per non pestare i piedi a nessuno.

 Nel nostro partito fortunatamente nessuno ci ha mai fatto sentire “burattini” e, ora più che mai che stanno nascendo su tutto il territorio provinciale i primi circoli dei Giovani Democratici, speriamo di poter dare un contributo concreto alle scelte che riguardano le nostre città, contro questa deriva populista e becera del centrodestra locale e nazionale.

 Il blog di Mario Niccolai si identifica con la Casa delle Libertà e quindi presumibilmente con il neonato Partito delle Libertà. E’ solo farina del sacco di Mario Niccolai, che pure rappresenta il suo partito in Consiglio comunale da capogruppo, oppure queste sono le idee e le preoccupazioni del centrodestra di Quarrata e della nostra provincia?

 Perché se così fosse scusateci ma siamo giovani, non stupidi, e le preoccupazioni della gente sono ben altre di questi tempi e tutti, a partire dal Governo, farebbero bene a preoccuparsi dei problemi veri invece di perdere tempo con polemiche personalistiche di basso profilo. Un consiglio al consigliere Niccolai: provi almeno, come sa fare benissimo il suo leader politico quando esagera troppo, a dire che abbiamo frainteso le sue parole!

 

http://marioniccolai.blogspot.com/2009/03/in-nome-di-dio-faccio-tutto-io.html





Lettera al Tirreno

12 03 2009

Riportiamo la lettera di risposta scritta dal Cordinatore Riccardo Trallori all’articolo apparso il 12/3/2009 sul Tirrreno.

Salve , sono Riccardo Trallori,

coordinatore provinciale dei GiovaniDemocratici di Pistoia.

Vi scrivo per esprimervi la mia delusione nel leggere l’articolo che oggi avete pubblicato su noi giovani democratici toscani. Avete messo in luce una serie di aspetti che non ci caratterizzano affatto. Nell’intervista che noi abbiamo ricevuto non ci sono state domande in cui ci avete chiesto il nostro parere sulla scuola, sul lavoro, su tutte le tematiche all’ordine del giorno nella politica quotidiana. L’unica cosa che siete riusciti a chiederci è stata : D’Alema o Veltroni? oppure Casini o Di Pietro? Le classiche domande, a mio avviso, che servono soltanto per puro gossip giornalistico..così per far scena..per dire “guarda tutti i giovani sono dalemiani oppure veltroniani” COSE CHE ALLA GENTE NON INTERESSANO MINIMAMENTE!!!!!!!!!!

Inoltre mi sento offeso di essere chiamato componente della Casta..o futuro componente..ma quando mai!!!! Io faccio attività politica e per quanto mi riguarda è un continuo rimetterci risorse di tasca mia..per poi sentire dire da un giornale locale che io sono il nuovo componente della CASTA???????? Ma come vi permettete???? Perchè non ci avete chiesto come si svolge la nostra attività?? Invece di sapere chi era meglio tra Ingrao e Berlinguer???

Mi sapete dare una spiegazione plausibile???

Aspetto con piacere 

Riccardo Trallori





2 giugno, Generazione Democratica per la Costituzione

13 06 2008

Lo scorso 2 Giugno è stato una ricorrenza importante perché ha coinciso con i 60 anni della Costituzione e con  i 62 anni dalla nascita della Repubblica.

Come gruppo Giovani Democratici abbiamo ritenuto fondamentale ricordare, attraverso un proficuo volantinaggio, l’importanza e l’attualità della nostra Costituzione, pur nella consapevolezza che la seconda parte deve essere sottoposta ad alcune modifiche che possono favorire la semplificazione dell’iter legislativo.

Il nostro intento era anche quello di ricordare la nascita della Repubblica e i sacrifici fatti dai “padri fondatori della patria”. In questo modo volevamo ribadire che l’Italia è una e indivisibile e che nessuno si può permettere di proporre alcun tipo di secessione.

Siamo stati soddisfatti di come il volantinaggio è stato accolto. Le persone, e soprattutto i giovani, hanno accettato senza remore il volantino e la parola chiave “Costituzione” ha addirittura spinto alcuni passanti ad avvicinarsi spontaneamente per prelevarlo.

In questa circostanza ci siamo resi conto con sollievo che quello della Costituzione è un tema ancora caro ai Pistoiesi e che in futuro dovremmo organizzare eventi e manifestazioni perché la memoria storica della sua origine ed il civismo che da essa scaturisce possano essere trasmessi alle nuove generazioni.

Alessandro Bruschi


I volantini distribuiti il 2 giugno





Si parte… Con il blog!

13 06 2008

Un’altro piccolo passo nel percorso di radicamento dei Giovani Democratici pistoiesi non poteva che compiersi nell’universo di internet, un mondo che è veramente giovane.

Ci sono tanti blog. Anche a livello giovanile. E allora questo potrebbe passare inosservato?

Il rischio c’è, ma dipenderà da noi scongiurarlo. Da quanto funzionerà il nostro passa parola e da quanto riusciremo a riempirlo di idee e di contenuti.

Il blog si pone come momento di incontro, di confronto, anche oltre le nostre consuete riunioni.

Non può, non deve sostituirle. Ma è anche questo un mezzo per proiettarci all’esterno, per dire che ci siamo. Per dire che da quanto il Pd sarà veramente una casa accogliente e disponibile verso noi giovani dipenderà la riuscita, o meno, del progetto di questo nuovo partito.

Circa un anno fa, al Lingotto di Torino, Walter Veltroni lanciava la sua candidatura alle primarie del PD. Ecco un brano che mi è piaciuto particolarmente:

“Il Partito democratico, il partito dell’innovazione, del cambiamento realistico e radicale, della sfida ai conservatorismi, di destra e di sinistra, che paralizzano il nostro Paese.

Il Partito democratico, un partito aperto che si propone, perché vuole e ne ha bisogno, di affascinare quei milioni di italiani che credono nei valori dell’innovazione, del talento, del merito, delle pari opportunità. Quei milioni di italiani che nelle imprese, negli uffici e nelle fabbriche dove lavorano, nelle scuole dove insegnano, sentono di voler fare qualcosa per il loro Paese, per i loro figli. Quei milioni di italiani che si impegnano nel volontariato, che fanno vivere esperienze quotidiane e concrete di solidarietà. Quei milioni di italiani che trovano la politica chiusa, e che se provano ad avvicinarsi ad essa è più facile che si imbattano nella richiesta di aderire ad una corrente o ad un gruppo di potere, piuttosto che a un’idea, ad un progetto.”

Non aggiungo altro perchè in queste poche frasi credo che sia il senso del nostro essere qua.

Faccio solo una domanda: per realizzare tutto questo, non è indispensabile la nostra passione, il nostro entusiasmo, le nostre idee, la nostra voglia di fare e di essere protagonisti in questo progetto?

Io credo proprio di sì.

Marco Niccolai

www.marconiccolai.com

P.s. Un ringraziamento speciale a Davide Petrini, il webmaster di questo blog.