La finanziaria 2008, nell’intento di ridurre le spese per la Pubblica Amministrazione, anche nel caso di Pistoia prevede l’abolizione delle tre Circoscrizioni comunali,che furono istituite allo scopo di avvicinare le istituzioni ai cittadini dopo la “rivoluzionaria” stagione successiva al Sessantotto. Prima di abbandonarle ad un destino ormai segnato, non appare un esercizio accademico domandarsi se a Pistoia sia veramente necessario abolire le Circoscrizioni, per dare un po’ di sollievo al sofferente bilancio comunale, o sia più opportuno intervenire nell’intera macchina comunale con modifiche sostanziali che esaltino le funzioni decentrate, senza tuttavia incidere sulla spesa corrente e sui costi della politica .
Per trovare la risposta, è utile innanzitutto risalire all’origine delle Circoscrizioni e ricostruirne, sia pure brevemente, la storia. Nel biennio 1969-1970 si diffusero sul territorio comunale molteplici Comitati di Zona e di Quartiere, che divennero sedi di incontro e discussioni sui temi più svariati, dove si spaziava dalla guerra del Vietnam, alla crisi petrolifera, dalle scuole dell’infanzia, all’illuminazione del quartiere. Si trattava di organismi spontanei, che non avevano canali diretti con l’Amministrazione, ma che in breve sarebbero divenuti interlocutori dell’Amministrazione, fino a divenire una componente dell’Ente locale.
Nel 1976 una legge nazionale varò le Circoscrizioni, organismi di decentramento di funzioni e poteri dei Comuni, con l’intento di garantire l’ascolto e il coinvolgimento dei cittadini e di offrire sedi istituzionali di prossimità, in cui i cittadini potessero trovare risposte rapide e servizi adeguati ai loro bisogni e alle loro aspettative. Le 10 Circoscrizioni del 1976 furono successivamente ridotte a 6 (nel 1984) e a 3 nel 2001, con forti differenziazioni territoriali e sociali all’interno di ciascuna e con un progressivo allentamento dei legami tra organismi circoscrizionali e cittadini.
A conti fatti, soltanto il 50% delle deleghe previste dal regolamento comunale del 2001 è stato realmente attribuito alle Circoscrizioni: quelle de facto riguardano gli interventi di manutenzione ordinaria, come la potatura del verde e la riparazione degli impianti sportivi o degli edifici pubblici, mentre le deleghe più complesse, relative ai servizi sociali, agli appalti pubblici o alle concessioni edilizie, sono rimaste sotto l’egida del potere centrale. La partecipazione è stata inoltre realizzata in forme che hanno è favorito il contributo dei più “esperti”, o dei più fedeli alla linea dell’Amministrazione, rispetto alla reale partecipazione della popolazione. Ciò ha avuto come conseguenza la nascita di alcuni Comitati spontanei, del genere nimby, critici o oppositivi nei confronti del Governo della città.
Oramai la pubblica opinione, influenzata dall’”antipolitica”, considera i consigli Circoscrizionali emanazioni dell’apparato partitico e quindi un peso aggiuntivo e superfluo rispetto ai costi sostenuti per il Consiglio e per la Giunta comunale. Per chi non disponga di dati tecnici per misurare le realizzazioni complessive del mandato amministrativo delle Circoscrizioni, non è facile esprimere una valutazione oggettiva in relazione ai parametri di economicità, efficienza ed efficacia; non esistono inoltre a Pistoia, sia a livello comunale che circoscrizionale, parametri e procedure attraverso cui sia possibile evidenziare le criticità e i punti di forza dell’azione amministrativa.
La constatazione dei limitati ambiti dell’azione svolta dalle Circoscrizioni e della ridotta possibilità di partecipazione ai processi decisionali per i cittadini, a fronte dell’ aumento delle indennità per i membri dell’organismo politico, offre una risposta al quesito se sia giustificabile l’esistenza delle Circoscrizioni, o se, nell’ottica di ridurre i costi della politica e di migliorare il funzionamento della macchina amministrativa, le Circoscrizioni debbano ridursi ad emanazioni di un Comune decentrato e polifunzionale, erogatore sul territorio di servizi amministrativi e sociali, interfaccia di un’Amministrazione centrale con compiti prevalentemente di indirizzo, pianificazione e controllo.
La soppressione delle Circoscrizioni, prevista dalla Finanziaria 2008, lascia tuttavia irrisolte l’esigenza del decentramento politico, in un Comune di vaste dimensioni quale quello pistoiese, e la richiesta, da parte delle comunità locali, di continuare a confrontarsi con i propri “eletti” su problemi che le riguardano direttamente, anziché con i tecnici di Palazzo, espressione di un Comune decentrato e polifunzionale.
Per concludere, chi scrive ritiene che le Circoscrizioni dovrebbero continuare ad esistere a condizione che se ne rivedano le modalità organizzative e di funzionamento. In particolare, occorrerebbe:
- ridefinire le deleghe, i poteri e le forme di finanziamento;
- adeguare il bilancio comunale al dettato delle deleghe, in particolare in materia di assistenza sociale, manutenzione delle strutture pubbliche e polizia municipale;
- dotare le Circoscrizioni di strumenti che facilitino la valutazione dell’attività politico-amministrativa decentrata, con l’analisi del rapporto fra costi e benefici e con la verifica della “customer satisfaction”;
- rendere indipendente la Circoscrizione dalla sfera politica e burocratica del Comune, con l’elezione del Consiglio e dei Presidenti su liste e con criteri indipendenti dal Consiglio e dalla Giunta Comunale.
- utilizzare tutti gli strumenti e le procedure indicati dalla recente legge regionale per la promozione della partecipazione, al fine di creare una forte discontinuità con il modello imposto da un’amministrazione usa ad assumere le decisioni e a comunicarle ai cittadini a cose fatte.
Alessandro Bruschi