Un regalo alla maggioranza

30 07 2008

Nei giorni scorsi Di Pietro & Co. hanno fatto un regalo inimmaginabile a Silvio Berlusconi e alla maggioranza.

Hanno indetto una manifestazione contro il tentativo, da parte del Governo, di approvare le norme riguardo l’immunità delle più alte cariche dello Stato ( Lodo Alfano ) e della sospensione dei processi ( la blocca-processi ).

Fino qui niente di deprecabile, anzi, a mio parere, il diritto di manifestare il proprio pensiero è un elemento SACROSANTO per ognuno di noi. Il problema è sorto quando alla manifestazione , il tenace leader dell’Idv, ha deciso di invitare il capo indiscusso dell’anti-politica, Beppe Grillo.

I giornali hanno iniziato a parlare di un ritorno in piazza dei “girotondi”, adirati nei confronti delle nuove mosse del “Caimano”, e, a questo punto, analizziamo la situazione insieme :

  • Nel 2002 il leader, dei tanti movimenti di piazza, era Nanni Moretti, che in maniera molto concisa e diretta, cercò di svegliare i dirigenti dell’allora centrosinistra. Le sue erano critiche, a volte anche brutali, ma rimanevano sempre contestazioni politiche.
  • Ieri il capo incontestabile è stato Grillo. Egli non ha fatto altro che insultare, una volta Veltroni un’altra Napolitano, dimostrando in pieno la sua volgarità e la sua grossa dote di populismo. Tanto per non abbassare i toni, già eccessivamente alti, della manifestazione, a coadiuvarlo, nella sua recita di slogan populisti, è arrivata Sabina Guzzanti. Quest’ultima, eccezionale attrice satirica, ha ben visto di attaccare Papa Ratzinger, cadendo, purtroppo, in una volgarità di basso livello.

A questo punto mi sorgono spontanee delle domande :

    1. Questa è la gloriosa manifestazione di cui Di Pietro e Flores vanno dicendo?
    2. Questo è il tipo di opposizione che l’elettorato del PD desidera?
    3. Di Pietro, e tutti coloro che hanno organizzato l’evento, non credono di aver fatto un regalo al premier Berlusconi ed alla maggioranza, consegnando loro la possibilità di passare, agli occhi dell’elettorato, come martiri degli insulti e come paladini del rispetto verso la più alta carica istituzionale, ovvero di Napolitano??

L’incapacità di separare Berlusconi da Napolitano evidenzia quanto siano immaturi coloro che pretendono di guidare i processi politici del paese.

In conclusione io ritengo che questo miscuglio tra, l’anti-politica populista di Grillo, l’essere “duri e puri” di Di Pietro ( che poi appoggia, in Parlamento, il Governo sul reato di immigrazione clandestina…alla faccia della coerenza!! ) e le offese di Flores d’Arcais al Presidente della Repubblica, non sia assolutamente efficace per battere in futuro la compagine di destra. Per tal motivo mi aspetto un’opposizione, sì ferrea e concreta, ma allo stesso tempo costruttiva, che non perda mai di vista l’interesse del Paese.

Riccardo Trallori





Le circoscrizioni pistoiesi fra passato e futuro.

28 07 2008

La finanziaria 2008, nell’intento di ridurre le spese per la Pubblica Amministrazione, anche nel caso di Pistoia prevede l’abolizione delle tre Circoscrizioni comunali,che furono istituite allo scopo di avvicinare le istituzioni ai cittadini dopo la “rivoluzionaria” stagione successiva al Sessantotto. Prima di abbandonarle ad un destino ormai segnato, non appare un esercizio accademico domandarsi se a Pistoia sia veramente necessario abolire le Circoscrizioni, per dare un po’ di sollievo al sofferente bilancio comunale, o sia più opportuno intervenire nell’intera macchina comunale con modifiche sostanziali che esaltino le funzioni decentrate, senza tuttavia incidere sulla spesa corrente e sui costi della politica .

Per trovare la risposta, è utile innanzitutto risalire all’origine delle Circoscrizioni e ricostruirne, sia pure brevemente, la storia. Nel biennio 1969-1970 si diffusero sul territorio comunale molteplici Comitati di Zona e di Quartiere, che divennero sedi di incontro e discussioni sui temi più svariati, dove si spaziava dalla guerra del Vietnam, alla crisi petrolifera, dalle scuole dell’infanzia, all’illuminazione del quartiere. Si trattava di organismi spontanei, che non avevano canali diretti con l’Amministrazione, ma che in breve sarebbero divenuti interlocutori dell’Amministrazione, fino a divenire una componente dell’Ente locale.

Nel 1976 una legge nazionale varò le Circoscrizioni, organismi di decentramento di funzioni e poteri dei Comuni, con l’intento di garantire l’ascolto e il coinvolgimento dei cittadini e di offrire sedi istituzionali di prossimità, in cui i cittadini potessero trovare risposte rapide e servizi adeguati ai loro bisogni e alle loro aspettative. Le 10 Circoscrizioni del 1976 furono successivamente ridotte a 6 (nel 1984) e a 3 nel 2001, con forti differenziazioni territoriali e sociali all’interno di ciascuna e con un progressivo allentamento dei legami tra organismi circoscrizionali e cittadini.

A conti fatti, soltanto il 50% delle deleghe previste dal regolamento comunale del 2001 è stato realmente attribuito alle Circoscrizioni: quelle de facto riguardano gli interventi di manutenzione ordinaria, come la potatura del verde e la riparazione degli impianti sportivi o degli edifici pubblici, mentre le deleghe più complesse, relative ai servizi sociali, agli appalti pubblici o alle concessioni edilizie, sono rimaste sotto l’egida del potere centrale. La partecipazione è stata inoltre realizzata in forme che hanno è favorito il contributo dei più “esperti”, o dei più fedeli alla linea dell’Amministrazione, rispetto alla reale partecipazione della popolazione. Ciò ha avuto come conseguenza la nascita di alcuni Comitati spontanei, del genere nimby, critici o oppositivi nei confronti del Governo della città.

Oramai la pubblica opinione, influenzata dall’”antipolitica”, considera i consigli Circoscrizionali emanazioni dell’apparato partitico e quindi un peso aggiuntivo e superfluo rispetto ai costi sostenuti per il Consiglio e per la Giunta comunale. Per chi non disponga di dati tecnici per misurare le realizzazioni complessive del mandato amministrativo delle Circoscrizioni, non è facile esprimere una valutazione oggettiva in relazione ai parametri di economicità, efficienza ed efficacia; non esistono inoltre a Pistoia, sia a livello comunale che circoscrizionale, parametri e procedure attraverso cui sia possibile evidenziare le criticità e i punti di forza dell’azione amministrativa.

La constatazione dei limitati ambiti dell’azione svolta dalle Circoscrizioni e della ridotta possibilità di partecipazione ai processi decisionali per i cittadini, a fronte dell’ aumento delle indennità per i membri dell’organismo politico, offre una risposta al quesito se sia giustificabile l’esistenza delle Circoscrizioni, o se, nell’ottica di ridurre i costi della politica e di migliorare il funzionamento della macchina amministrativa, le Circoscrizioni debbano ridursi ad emanazioni di un Comune decentrato e polifunzionale, erogatore sul territorio di servizi amministrativi e sociali, interfaccia di un’Amministrazione centrale con compiti prevalentemente di indirizzo, pianificazione e controllo.

La soppressione delle Circoscrizioni, prevista dalla Finanziaria 2008, lascia tuttavia irrisolte l’esigenza del decentramento politico, in un Comune di vaste dimensioni quale quello pistoiese, e la richiesta, da parte delle comunità locali, di continuare a confrontarsi con i propri “eletti” su problemi che le riguardano direttamente, anziché con i tecnici di Palazzo, espressione di un Comune decentrato e polifunzionale.

Per concludere, chi scrive ritiene che le Circoscrizioni dovrebbero continuare ad esistere a condizione che se ne rivedano le modalità organizzative e di funzionamento. In particolare, occorrerebbe:

- ridefinire le deleghe, i poteri e le forme di finanziamento;

- adeguare il bilancio comunale al dettato delle deleghe, in particolare in materia di assistenza sociale, manutenzione delle strutture pubbliche e polizia municipale;

- dotare le Circoscrizioni di strumenti che facilitino la valutazione dell’attività politico-amministrativa decentrata, con l’analisi del rapporto fra costi e benefici e con la verifica della “customer satisfaction”;

- rendere indipendente la Circoscrizione dalla sfera politica e burocratica del Comune, con l’elezione del Consiglio e dei Presidenti su liste e con criteri indipendenti dal Consiglio e dalla Giunta Comunale.

- utilizzare tutti gli strumenti e le procedure indicati dalla recente legge regionale per la promozione della partecipazione, al fine di creare una forte discontinuità con il modello imposto da un’amministrazione usa ad assumere le decisioni e a comunicarle ai cittadini a cose fatte.

Alessandro Bruschi





Lavoro: è bello essere flessibili

24 07 2008

Benvenuti nel fantastico mondo del precariato. Fantastico perchè, come in uno spettacolo di magia, il lavoro ora c’è, ora non c’è più, poi di nuovo forse appare, ma come la monetina fra le mani dell’illusionista, all’improvviso scompare. E’ questo un mondo dove la dimensione temporale si contrae, perchè i contratti, quando ci sono, hanno una durata piuttosto irrisoria. Annuali, semestrali, trimestrali, mensili, tutti rinnovabili, ma anche no. E allora si vive alla giornata, senza progetti, carpe diem, tempus fugit, horae volant.

Questa precarietà viene oggi associata alla famosa legge Biagi, dal nome del giuslavorista, assassinato dalle Brigate Rosse, che contribuì alla sua stesura. In realtà però la legge Biagi, o legge 30, è una legge delega al Governo ed è per cui sbagliato attribuire ad essa la regolamentazione del mercato del lavoro, cosa che invece fa il D. Lgs. n. 276 del 2003. L’ intento iniziale della legge 30 era quello di creare quel genere di flessibilità tanto richiesta dal mercato e di cui oggi si sente tanto parlare. Peccato che a tale flessibilità nessuno abbia pensato a far corrispondere degli stipendi idonei per chi lavora senza una garanzia di continuità, degli ammortizzatori sociali per chi rimane senza lavoro, un adeguato sviluppo delle attività produttive che incrementasse la possibilità di trovare un lavoro. C’è poi il problema del lavoro nero, che sembra irrisolvibile e che ti fa rimpiangere anche il peggiore dei contratti.

Ho 27 anni, prossima alla laurea, lavoro da quando ne ho 20. Ho fatto talmente tanti lavori che sarà un problema elencarli e so bene cosa vuol dire essere flessibile. Sono flessibile come un giunco, come un maestro di yoga, come una gomma da masticare. Sono stata barista e cuoca per un anno in un pub, ma avevo un contratto di apprendista commessa part-time. Lavoravo 7 ore giornaliere ma ero assicurata per 4. Ho fatto la cameriera e la barista a nero per 5 euro l’ora: aprivo e chiudevo il bar, servivo i clienti, pulivo, gestivo la cassa e portavo a casa l’incasso, ma se fosse un giorno arrivata la finanza per un controllo sarei dovuta scomparire e lasciare il bar incustodito con un grosso cartello sul bancone con la scritta self-service. Sono stata una telefonista. Vendevo corsi d’inglese e d’informatica. Mi pagavano a cottimo. Guadagnavo solo se vendevo. Il che significa che potevo lavorare per tre ore facendo 50 telefonate e non guadagnare un euro, magari prendendomi anche qualche vaffa dalle persone. Ho fatto volantinaggio. Sotto il sole con lo zaino carico di volantini camminavo per sette ore al giorno. Contratto a chiamata (oggi grazie a Dio non esistono più). Sono stata cuoca in una rosticceria. Contratto a quattro ore, ne lavoravo quasi sempre 5.

Raramente mi è stata pagata quell’ora in più, ma che vuoi farci? Se vuoi lavorare un pochino devi pure adattarti…Ho fatto la porta-ghiaccio (non vi sto a descrivere in cosa consiste), il consulente amministrativo in un golf-club, l’addetta stampa, etc… Fino ad oggi non sono riuscita a mettere da parte niente. Non posso comprarmi una casa perchè senza un lavoro fisso non puoi aprire un mutuo. Non mi sono comprata una macchina perchè, sempre per gli stessi motivi, un finanziamento me lo posso pure scordare. Ho versato due spiccioli all’Inps e non voglio proprio immaginare quanto dovrò lavorare per poter un giorno avere una pensione decente. Famiglia e figli? Forse un giorno. Se non avrò abbastanza soldi li educherò ad essere flessibili. Ma io non mi demoralizzo. Vado avanti e mi adatto ad ogni situazione. E’ bello essere flessibili.





Post – it

21 07 2008

Con la festa di Generazione Democratica Pistoia, tenutasi a Chiesina Uzzanese, è iniziata la diffusione del nostro giornalino: Post – it. Da oggi verranno pubblicati sul blog gli articoli scritti dai ragazzi di GDP. Per chi fosse interessato ad avere i file del giornale per stamparli e diffornderli, mi contatti via email a questo indirizzo:giovani@pdpistoia.it .

Non solo un post-it

Su un post – it scriviamo spesso appunti, idee, impegni, cose da ricordare…E poi lo mettiamo su un libro, su un mobile, sul cruscotto della macchina. Un post – it serve per fermare un momento, un pensiero e magari per proiettarci verso impegni futuri.Il nostro “post – it” ha dimensioni maggiori di quelli tradizionali (e non è adesivo!) ma ha la stessa funzione. In queste poche pagine infatti vogliamo dirti cosa pensano e cosa vogliono i ragazzi e le ragazze di Generazione Democratica a Pistoia.

“Generazione Democratica” perché siamo un gruppo di giovani che, impegnati come te ogni giorno nel lavoro, nello studio, nello sport, nel volontariato e in tanto altro, abbiamo scelto di dedicare parte del nostro tempo, del nostro impegno, della nostra passione, del nostro entusiasmo al Partito Democratico.Il PD è un partito giovane, visto che non ha neanche un anno di vita.E’ un partito che è stato fondato da tre milioni e mezzo di persone e tra queste molti erano i giovani.Perché, in un periodo in cui imperversava la cosiddetta “antipolitica”, così tanta gente si è recata ai seggi delle primarie del PD?Io ho provato a dare una risposta sintetica: perché tutti avevano una grande voglia di cambiamento.

Un cambiamento vero, profondo, alla radice sia della politica sia del modo di governare questo Paese. Ecco perché noi ragazzi e ragazze di “Generazione Democratica” ci sentiamo protagonisti dentro questo partito: perché crediamo che il cambiamento che la gente ci chiede passi anche da una forte presenza giovanile nel Pd, dalle nostre idee, dalla nostra voglia di fare e di esserci.La nostra è una sfida ovviamente aperta, visto che solo da pochi mesi abbiamo iniziato la nostra attività.Un obiettivo così ambizioso non possiamo raggiungerlo da soli, ma serve anche il tuo contributo.Precariato, scuola e formazione, politiche giovanili, imprenditoria giovanile sembrano temi che per il governo della destra non esistono più, invece rimangono attuali e spesso irrisolti.Ecco perché cambiare si deve. Con il Pd adesso si può.

Per questo nasce “Generazione Democratica”. Perché ogni cambiamento, vero e profondo, passa dal nostro entusiasmo e dal nostro impegno personale.

Ti aspettiamo!

Marco Niccolai

Esecutivo provinciale PD

Resp. Fase Costituente “Generazione Democratica”

www.marconiccolai.com





Nucleare

16 07 2008

Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha annunciato, nei giorni scorsi, che entro questa legislatura sarà posta la prima pietra per la costruzione nel nostro paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione. Ma per riportare il nucleare in Italia ci vorrà, probabilmente, più tempo e fatica, se davvero si punta a decisioni condivise dalle forze d’opposizione.

La tecnologia nucleare ha, infatti, compiuto considerevoli passi nella direzione della sicurezza e i quasi 160 impianti attivi in Europa dimostrano che con l’atomo si può convivere . La sensibilità degli italiani è cambiata e la contarietà all’atomo per ragioni ideologiche sta lasciando spazio ad atteggiamenti più possibilisti. Certamente l’impennata del prezzo del greggio ha svolto un ruolo determinante nel condizionare le valutazioni e le attese dell’opinione pubblica. Oggi, alcuni tecnici assicurano che possono bastare cinque anni per realizzare una centrale, ma altri specialisti ipotizzano un tempo assai più lungo; mentre non va dimenticato che nel frattempo dovrà essere affrontato e risolto il problema della collocazione delle scorie.





Picierno: “Da Meloni solo demagogia, governo taglia risorse a politiche giovalili”

14 07 2008

“Apprezziamo le parole e le buone intenzioni del Ministro Meloni, ma non possiamo evitare di dire che il suo discorso stride decisamente con i tagli allo sport e alle politiche giovanili contenuti nel decreto governativo del 25 giugno scorso”: lo dichiara Pina Picierno, deputata del Pd e Ministro ombra per le politiche giovanili.

“Il nostro Paese, e i giovani in maniera particolare, è stanco delle parole e delle promesse. I ragazzi hanno bisogno di fatti, di progetti concreti, mentre questo governo, al di là delle buone intenzioni, fino a questo momento non ha fatto altro che tagliare risorse alle politiche giovanili. Nel decreto governativo del 25 giugno, infatti, figurano tagli a giovani e sport di oltre 127 milioni di euro per il 2009, di oltre 140 milioni per il 2010 e di quasi 110 milioni per il 2011. Di fronte a questi numeri, il discorso del ministro Meloni, seppur condivisibile in alcuni passaggi, appare francamente pura demagogia”.





Scadenze e appuntamenti

10 07 2008

Dopo la riunione di ieri sera tenutasi a Montecatini Terme, sono state fissate alcune scadenze e appuntamenti per calendarizzare i lavori dei vari Gruppi.

Gruppo Iniziative

18/07/2008 a Chiesina Uzzanese si terrà la prima iniziativa dei Giovani Democratici di Pistoia. Info su http://gdpistoia.wordpress.com/.

Referente Carlo Cortesi

Gruppo Feste del PD

Entro breve inizieranno le feste del PD, sia provinciali che comunali, per questo è utile capire le nostre disponibilità per creare, al loro interno, un nostro spazio.

Referente Manuel Innocenti: manuillo@tin.it

Gruppo Comunicazione

Lunedì 14 luglio è fissata la stampa del Giornalino, entro questa data dovranno pervenire gli articoli per far fronte alla impaginazione.

Referente Davide Petrini: dav.petrini@gmail.com oppure giovani@pdpistoia.it





Generazione Democratica in Festa

9 07 2008

Prima iniziativa dei Giovani Democratici di Pistoia.

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Volantino

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Uno sguardo a Sinistra

7 07 2008

Contemporaneamente allo scroscio di fischi che Veltroni ha ricevuto al congresso dei Socialisti, tenutosi a Montecatini, a Roma veniva illustrata e proposta l’area “A Sinistra del PD”. Una laboratorio politico-culturale aperto, plurale e laico, con cui far nascere nuove idee per il Partito Democratico.

Ho sempre ritenuto importante costruire e mantenere un saldo dialogo con la sinistra, considerata la sua uscita di scena dopo le ultime elezioni. Adesso, passata la fase di assestamento post-elettorale, è indispensabile riallacciare i contatti con una parte politica priva di rappresentanza in parlamento, ma anche per continuare ad allargare e rafforzare il più grande soggetto politico riformista presente oggi in Italia. Sarebbe sbagliato farsi scappare l’ opportunità di creare un centro sinistra unito e compatto.

La strada maestra da seguire è stata tracciata, il PD deve farsi carico delle aspettative dell’elettorato di sinistra, entrando nei luoghi di lavoro e nelle periferie con una presenza costante e costruttiva. Che lo vogliamo o no, adesso siamo l’unica forza di centro sinistra con una rappresentanza in parlamento e spetta a noi farci carico anche delle questioni della sinistra, prima che lo faccia qualcun altro. Con Il PD è nato non solo un partito ma una speranza di cambiamento.

Davide Petrini





IL FASCINO DELLA DIVISA

4 07 2008

E’ notizia fresca di questi giorni che il Ministro dell’Istruzione Gelmini abbia dato parere favorevole ad un ritorno del grembiule nelle aule scolastiche, giustificando la scelta come un modo per ristabilire la disciplina e il rispetto nelle scuole. Dal mio punto di vista la soluzione non è certamente adeguata: ben altre, infatti, sarebbero le azioni da intraprendere per restituire dignità alla scuola italiana. Innanzitutto valorizzare l’istituzione scolastica non prescinde dal riconoscimento dell’importanza che ha il personale che ci lavora, in primis il corpo insegnante. Una maggiore considerazione da parte dello Stato rafforzerebbe l’autostima dei professori e la consapevolezza del valore del proprio ruolo di educatori. Dare maggiori risorse economiche a questa categoria potrebbe inoltre spingere molti giovani laureati a intraprendere questo lavoro piuttosto che cercare gloria nei paesi esteri laddove ai docenti è riconosciuto il giusto merito.

Il governo invece risponde resuscitando la memoria passata, cercando di smuovere la nostalgia delle persone più anziane: un’operazione di facciata che difficilmente porterà la nostra scuola fuori dalla crisi che la stringe in questi tempi.

Gregorio Vettori